Gli uomini hanno un solo obbligo, diventare liberi.
Visto che è troppo pesante, se ne inventano mille altri: diventare ricchi, essere fedeli, non arrabbiarsi, essere buoni o talmente potenti da poter essere stronzi, andare in palestra, non scaccolarsi in pubblico e meglio nemmeno in privato, abbinare bene i colori, inventarsi app per l'iPhone, denigrare i tifosi di altre squadre o partiti politici, aspettarsi premi o punizioni per i propri comportamenti invece di fare quello che davvero vogliono.
All'aumentare del grado di civilizzazione (supposta), aumentano le regole da seguire. Ce le insegnano da bambini, per rendere possibile la convivenza e non rompere i coglioni agli adulti che se danno retta ai bambini gli viene voglia di diventare liberi, e poi per tutta la vita pensiamo che siano lo scopo e non un mezzo per raggiungere il vero scopo: la scoperta di noi stessi, e quindi degli altri in relazioni vere.
Finiamo per essere dei perfetti cani domestici. Inappuntabili da mostrare in società, svuotati degli istinti vitali e con un'intelligenza mal indirizzata verso cose stupide che ci conducono all'infelicità.
Che triste sorte, bau bau. (sottovoce).
sabato 20 ottobre 2012
venerdì 19 ottobre 2012
Priorità
"No, scusa, non possiamo vederci in questi giorni. Seguo progetti importanti: cerco pezzi di metallo per il mio nido come una gazza ladra, e nel tempo libero inseguo la mia coda come un cane con difetti nel corredo genetico.
Scusa davvero, ma non posso."
lunedì 15 ottobre 2012
Ciascuno a suo modo
In that case, I’ll miss the thing by waiting for it
Franz Kafka
Nietzsche. Leggerlo è ultimamente il mio modo per non illudermi di poter vivere una vita tranquilla. Mi do le cose che mi servono, mi voglio bene, cerco soldi casa lavoro coltivo amore amicizie rispetto e tutto ciò che mi piace.
Ma non voglio, e qui decido da me la mia lieta condanna, pensare di avere la coscienza apposto, di aver svelato il mio mistero, di aver capito quel che c'è davvero da capire solo perché le contingenze della vita in questo momento, che tanto sarà breve, giocano a mio favore.
E' difficile da accettare anche per me, ma chi sono io per rifiutare la mia natura?
venerdì 12 ottobre 2012
Perché non voglio credere a niente.
"La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce."
"Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole."
How To Build A Universe That Doesn't Fall Apart Two Days Later, Philip K. Dick
Stamattina ho letto la prima delle citazioni che leggete qui sopra, poi ho trovato anche l'altra e ho pensato che dalla fantascienza arrivano delle cose pazzesche. Ma soprattutto ho pensato a quante energie spreco e blocco per credere, invece di lasciarle fluire nella realtà.
Convincimenti, ipotesi, opinioni, progetti. Addirittura spesso quando medito sento talmente poco la realtà del mio respiro e ho un tale bisogno di controllare che sto davvero respirando, che finisco per andare in ansia. Allora accetto la mia ansia, e questa svanisce. Ma la cosa stupefacente è che di fronte all'evidenza che respiro, ancora non lo percepisco come un fatto reale.
Ho bisogno di credere. Tutti noi esseri umani abbiamo bisogno di credere. E allora abbiamo inventato gli dei, la religione, la politica e il calcio. Addirittura abbiamo inventato la finanza, e i capovolgimenti mentali necessari per credere alla finanza sono pazzeschi. E in effetti questa tremenda invenzione cambia le nostre vite, quelle che crediamo essere la realtà delle nostre vite. Qualcuno diventa mega ricco, mentre tutti gli altri si impoveriscono e fanno vite miserevoli credendo di essere davvero poveri, o da meno rispetto a chi ha creduto talmente nella finanza da accumulare cose che non gli sopravviveranno.
I faraoni avevano talmente bisogno di credere di essere faraoni da mettere i loro beni nelle loro tombe, caso mai qualcuno si dimenticasse di chi erano stati.
Ma potremmo fare benissimo a meno di tutto ciò, se ci arrendessimo alla realtà.
giovedì 11 ottobre 2012
Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Non sono stata creata, se sono stata creata, per scegliere tra Alfano e Berlusconi, tra Bersani e Renzi, tra la Minetti politica e la Minetti cantante, tra l'iPhone e il Galaxy, tra la Punto e la Jaguar, tra la crisi del capitalismo e il modello cinese, tra sfruttare ed essere sfruttata, tra amare uno solo e odiare tutti, tra cosechesifanno e cosechenonsifanno.
Fuori c'è la prima nebbia milanese. E io sono viva. E voi lo siete. Ma non chiedetemi altro. Che se non sa rispondere Montale, perché dovrei esserne capace io?
Fuori c'è la prima nebbia milanese. E io sono viva. E voi lo siete. Ma non chiedetemi altro. Che se non sa rispondere Montale, perché dovrei esserne capace io?
mercoledì 10 ottobre 2012
C'è sempre un momento giusto per fare qualcosa. Ora.
Sto scrivendo un racconto. Perché ne ho voglia. Ed è l'unico modo per sopravvivere, fare quello che si ha voglia di fare, in mezzo a quello che si deve fare.
A volte sbalordisco per la mia stessa saggezza. E sempre sbalordisco per la mia capacità di ribadirmi continuamente le stesse cose senza mai crederci fino in fondo. Sono un pozzo di saggezza, senza fondo.
martedì 9 ottobre 2012
C'è una crepa in ogni ragionamento, è da lì che entra la luce. O forse esce.
Ieri ragionavo sul fatto che i bambini imparando a parlare non riescono a non credere nell'assoluta identità tra un oggetto e il nome che lo designa e che sentono ripetere continuamente. Si sforzano tantissimo nell'impresa di impossessarsi del mondo, di far coincidere il prodotto del loro apparato fonatorio al mondo. E pure si sforzano per sentirsi dire bravi dai genitori, e si illudono che quando parleranno gli altri finalmente li capiranno. Ma non sanno che in realtà ci sono molti modi per dire una cosa, e non solo perché esistono tante lingue. E perdono pian piano il loro potere magico di creare il mondo, perché ne accettano uno che gli viene già dato, e non inventano più altri modi per chiamarlo/ricrearlo.
Ad esempio oggi pensavo di essere sveglia, e poi invece ho aperto gli occhi aperti e ho visto che stavo su una fune. E nessuno mi ci aveva messo, ci stavo, ci sto. E ho tre possibilità: A. sperare in un colpo di vento o in qualcuno che tagli la fune e così cadere (non mi piace) B. tornare indietro C. continuare ad andare. Visto che le possibilità di cadere sono uguali sia tornando indietro che proseguendo, andrò avanti.
E per concludere:
Quello che non affronti, si ripresenta.
Quello che cerchi, lo stai già trovando.
Quello che non fai, non esiste.
Quello che ti fa paura, è la cosa da fare.
Quello che ti rubano, te lo devi riprendere.
Quello che vuoi riprendere, non è detto che tu lo debba rubare a tua volta.
Quello che riprendi, lo puoi nascondere, oppure regalare.
E infine, molto importante: quello che ancora non hai, non potresti regalarlo. Ma quando lo regalerai, allora ce l'avrai.
Ad esempio oggi pensavo di essere sveglia, e poi invece ho aperto gli occhi aperti e ho visto che stavo su una fune. E nessuno mi ci aveva messo, ci stavo, ci sto. E ho tre possibilità: A. sperare in un colpo di vento o in qualcuno che tagli la fune e così cadere (non mi piace) B. tornare indietro C. continuare ad andare. Visto che le possibilità di cadere sono uguali sia tornando indietro che proseguendo, andrò avanti.
E per concludere:
Quello che non affronti, si ripresenta.
Quello che cerchi, lo stai già trovando.
Quello che non fai, non esiste.
Quello che ti fa paura, è la cosa da fare.
Quello che ti rubano, te lo devi riprendere.
Quello che vuoi riprendere, non è detto che tu lo debba rubare a tua volta.
Quello che riprendi, lo puoi nascondere, oppure regalare.
E infine, molto importante: quello che ancora non hai, non potresti regalarlo. Ma quando lo regalerai, allora ce l'avrai.
sabato 6 ottobre 2012
Banalmente, i milanesi ammazzano il sabato
Oggi ho fatto un sacco di foto. Fare foto mi consola. Non so precisamente da cosa, dal mondo che mi sfugge di mano probabilmente. Mi aiuta a osservare, a stare ferma, a stare nel mondo.
Ho pensato spesso ultimamente di essere autistica, anzi, che tutti in qualche forma lo siamo, per due motivi. Il primo è che pirandellianamente viviamo solo nel nostro mondo e comunicare davvero con gli altri è impossibile, il secondo è perché il mondo sa essere così faticoso, che se anche qualcosa ci arriva, spesso sarebbe meglio non averne nessuna notizia. E allora l'autismo è una salvezza.
Soprattutto a Milano.
Brenta, supermercato.
Tutti sbuffiamo, cespo di lattuga compreso, pensando "Ma non ci puoi venire in un altro momento a fare la spesa?", e per la rabbia che siamo borghesemente tenuti a mascherare, ci facciamo piccoli dispetti con i carrelli e ci guardiamo male per un tubetto di dentifricio in sconto. E non salutiamo. Io sì, ma mi devo sforzare. Oggi mi dovevo sforzare.
Duomo, pomeriggio
Sembra la festa di paese, solo un paese grande. Manifestazioni ogni 3 passi, senza grazia gusto e senso. NBA, Virgin Activ, corso di Tai Chi, temporary shop del biologico con Marco Columbro testimonial in foto e in presenza, Hare Krishna e intagliatore di rape e carote. Pensandoci bene gli ultimi due mi piacciono, ma è il contesto. Non so. Tutti felici a comprare, tutte con le sneaker con la zeppa di Isabel Marant e simil-tarocche. Che però nel resto di Europa si vendevano l'anno scorso...
Non so, un sapore di provincia, senza i benefici della provincia. E io dalla provincia me ne sono andata per scelta.
Passeggio con un amico, che sta per altro cercando di dirmi una cosa seria, mentre io mi sforzo per resistere all'autismo che mi dice: "Chiuditi, è per il tuo bene" Di fronte a me, tra la calca, una ragazza e una donna si trovano a dover superare lo stesso punto del marciapiedi in due direzioni opposte. Tipico momento di imbarazzo e finte alla Neymar, che si concludono con la signora che urla con pesante accento milanese "Ma allora, ti vuoi levare dai coglioni, sì o no?". La ragazza si arrende e le cede il passo. Le sorrido e tento di scambiare due parole, ma non è molto per la quale nemmeno lei. Se ne va.
Corso Lodi, sera
In bicicletta, provata dal pavé, sento un rumore forte e un urlo, mi giro spaventata. Ma è una signora tirata a lucido e ingioiellata per il sabato sera, che scende dalla Smart urlando "Ma proprio un marito coglione doveva capitarmi?" rivolta al conducente, presumibilmente il suddetto coglione. Sbatte lo sportello, sbatte i tacchi a terra, rischiando pure di romperli considerata la stazza, e si avvia verso la libertà. Ma arrabbiata. E che libertà c'è nella rabbia?
Corvetto, adesso
Bestemmie e insulti dal palazzo di fronte. Sul principio ho pensato fosse una litigata, ma forse è per una partita. E' peggio di quanto pensassi. La gente è banale. Anche io sono banale a dire che la gente è banale, ma è così. Perché? Perchè? Io mi annoio. Mortalmente.
E ora che faccio, lascio entrare l'autismo e resto a casa o esco e provo a uscire senza sbronzarmi per dimenticare?
venerdì 5 ottobre 2012
La ragione ha dei torti che il cuore non conosce
Ieri sera sono uscita. Stanotte ho dormito. Questa mattina sono uscita e al bar dove ho chiesto il primo caffè della giornata, che non lo bevo mai appena sveglia, alle ore 11:20 stavano preparando un gin tonic.
Dai sobbalzi del mio stomaco, ho capito con certezza che ieri sera avevo bevuto troppo. (Ma il gin mi fa schifo sempre, ve lo dico così che non vi venga l'idea di offrirmelo.)
E mi sono ricordata che ieri sera mi sono infilata in una discussione sul concetto di identità. Discussione che era inficiata in partenza da due errori:
1. discutere con alcool in corpo significa far parlare l'alcool al posto mio.
2. discutere per avere ragione è il modo migliore per sragionare.
Io non voglio discutere.
Io non voglio avere ragione. Perché se voglio avere ragione, voglio ancora convincere me stessa di qualcosa.
Io voglio sapere. Sapere che rifiutare il concetto di identità non significa volermi disincarnare. Significa rifiutare i miei ego. Significa vivere a un livello più profondo e indiviso. Significa sapere che le molecole che mi compongono cambiano sempre. Significa sapere che Pirandello aveva ragione. Significa sapere che quello che voglio o non voglio ha più a che fare con condizionamenti che con il nucleo di me. Che certo, esisto, ma non sono ciò che dico che sono. E capisco che tutto ciò non lo so spiegare, e soprattutto non lo voglio spiegare.
Ma cazzo, anche solo scrivere queste cose in questo modo in questo luogo blandisce il mio ego, sto ancora provando a convincervi/mi. Non posso fare a meno di parlare di identità, ma non posso identificare cosa sia l'identità, perché entro in contraddizione con la mia intuizione che l'identità sia più inutile che utile. Quindi la smetto, e vado a meditare. Ma sebbene mediti, non definitemi buddista.
Dai sobbalzi del mio stomaco, ho capito con certezza che ieri sera avevo bevuto troppo. (Ma il gin mi fa schifo sempre, ve lo dico così che non vi venga l'idea di offrirmelo.)
E mi sono ricordata che ieri sera mi sono infilata in una discussione sul concetto di identità. Discussione che era inficiata in partenza da due errori:
1. discutere con alcool in corpo significa far parlare l'alcool al posto mio.
2. discutere per avere ragione è il modo migliore per sragionare.
Io non voglio discutere.
Io non voglio avere ragione. Perché se voglio avere ragione, voglio ancora convincere me stessa di qualcosa.
Io voglio sapere. Sapere che rifiutare il concetto di identità non significa volermi disincarnare. Significa rifiutare i miei ego. Significa vivere a un livello più profondo e indiviso. Significa sapere che le molecole che mi compongono cambiano sempre. Significa sapere che Pirandello aveva ragione. Significa sapere che quello che voglio o non voglio ha più a che fare con condizionamenti che con il nucleo di me. Che certo, esisto, ma non sono ciò che dico che sono. E capisco che tutto ciò non lo so spiegare, e soprattutto non lo voglio spiegare.
Ma cazzo, anche solo scrivere queste cose in questo modo in questo luogo blandisce il mio ego, sto ancora provando a convincervi/mi. Non posso fare a meno di parlare di identità, ma non posso identificare cosa sia l'identità, perché entro in contraddizione con la mia intuizione che l'identità sia più inutile che utile. Quindi la smetto, e vado a meditare. Ma sebbene mediti, non definitemi buddista.
giovedì 4 ottobre 2012
La distanza ovvero metafore sull'amore (dove forse eccedo in retorica)
Mi interrogo da molte lune sull'amore. E per amore intendo l'amore per un altra persona, che possibilmente ha i suoi vertici nell'amore di coppia, nell'amore per i figli e nell'amicizia vera, ma che per quanto mi riguarda - e, scusate se sono presuntuosa, dovrebbe riguardare anche voi- ha a che vedere con tutte le relazioni umane.
La risposta di questi giorni è che l'amore c'entra con la distanza. Ne ho già parlato in altri post, ma adesso l'immagine si è fatta più precisa. Amare una persona significa percorrere e ripercorrere con pazienza, attenzione, delicatezza, la distanza che ci separa da lui o da lei. E consentirgli di fare lo stesso. E perdonargli gli errori nel tragitto, e perdonarli a noi stessi.
E sapere che questa distanza non sarà mai colmata, se non a rischio di mangiare l'altro o farsene mangiare. E che nemmeno sarà possibile dirgli sempre: fermati lì. Bisogna farlo arrivare, e permettergli di tornare indietro. Serve arrivare e tornare sui nostri passi.
Percorrere e ripercorrere, appunto. Osservando l'effetto delle stagioni sul paesaggio, stando attenti a come posiamo i piedi per non farci male e non farne, superando gli ostacoli senza ricorrere alla dinamite.
Scoprire che ogni volta il percorso che facciamo è diverso. Un po' uguale, certo, ma sempre diverso. E dove prima c'erano pianure, potremmo trovare montagne rocciose, o dove c'era l'oceano con le sue onde, un placido lago di montagna.
Per amare davvero non si può stare fermi o distratti. Per vivere nemmeno.
La risposta di questi giorni è che l'amore c'entra con la distanza. Ne ho già parlato in altri post, ma adesso l'immagine si è fatta più precisa. Amare una persona significa percorrere e ripercorrere con pazienza, attenzione, delicatezza, la distanza che ci separa da lui o da lei. E consentirgli di fare lo stesso. E perdonargli gli errori nel tragitto, e perdonarli a noi stessi.
E sapere che questa distanza non sarà mai colmata, se non a rischio di mangiare l'altro o farsene mangiare. E che nemmeno sarà possibile dirgli sempre: fermati lì. Bisogna farlo arrivare, e permettergli di tornare indietro. Serve arrivare e tornare sui nostri passi.
Percorrere e ripercorrere, appunto. Osservando l'effetto delle stagioni sul paesaggio, stando attenti a come posiamo i piedi per non farci male e non farne, superando gli ostacoli senza ricorrere alla dinamite.
Scoprire che ogni volta il percorso che facciamo è diverso. Un po' uguale, certo, ma sempre diverso. E dove prima c'erano pianure, potremmo trovare montagne rocciose, o dove c'era l'oceano con le sue onde, un placido lago di montagna.
Per amare davvero non si può stare fermi o distratti. Per vivere nemmeno.
mercoledì 3 ottobre 2012
Pensieri dell'età adulta
Credere che “Io sono colui che fa” è come il morso di un velenoso serpente.
Realizzare invece che “Io non faccio niente” è il delizioso nettare della felicità.
La sola comprensione che di essere solo Pura Consapevolezza brucia la foresta dell’ignoranza.
Sii oltre le illusioni e sarai felice.
Senti l’estasi, la suprema beatitudine nel momento in cui realizzi questo mondo essere irreale proprio come quando scopri che quello che credevi un serpente è in realtà una semplice corda; sappi questo e sii felice.
Se tu pensi di essere libero, allora sei libero. Se tu pensi di essere vincolato, allora sei vincolato. E’ giustamente detto: tu diventi quello che pensi.
Ashtavakra Gita
Mutuo, progetti, accatastamento C3, doppi servizi, insegnare, set, uomo, donna, possesso, libertà, scuola, arte, figli, madri, padri, ragni, Milano, Palermo, India.
Libri delle superiori, Gopro, bollo auto, direttore di banca, multa, contatti, outfit giusto. Ascesi. Eugualeemmecidueallaseconda.Carne e spirito. Materia è spirito. Spirito e ironia. Ironia e serietà.
Serietà. Adulti. Pesantezza. Irreale.
Il reale è irreale. Ma ci devo nuotare.
martedì 2 ottobre 2012
Beauty follows love
Cazzo.
Oggi sono arrabbiata, anzi da ieri sera, anzi da sabato sera che sono andata ad una specie di mostra di creativi. Perché non capiamo che non solo abbiamo bisogno di bellezza, ma che la meritiamo.
E invece lasciamo che gente meschina ci costruisca attorno case brutte, scatti brutte foto, inventi oggetti brutti, disegni vestiti brutti, ci faccia lavorare in uffici brutti. E sono meschini perché non sanno creare bruttezza anelando alla bellezza, come una tensione creativa vera dovrebbe fare. Non hanno gli occhi per la bellezza, non ne hanno il ricordo da nessuna parte. Sono meschini perché si accontentano di quello che conoscono già, di una miserevole bruttezza.
E non soddisfatti, ce la regalano, pensando che pure noi siamo così meschini da non saper vedere oltre. Sapete una cosa? Tenetevela. Io vado fuori a cercare bellezza. O me ne resto anche in casa, che è orrenda, ma mi sforzo di amarla e curarla come fosse bellissima, e diventa bellissima.
Ecco, voi non amate la bruttezza, per questo non sapete renderla bella. Vi limitate a rappresentarla, specchiandovi dentro, così nella bruttezza riuscite a vedervi belli. Ma la verità è che non non amate nemmeno la bellezza, altrimenti tutto quello che fate sarebbe bellissimo.
Oggi sono arrabbiata, anzi da ieri sera, anzi da sabato sera che sono andata ad una specie di mostra di creativi. Perché non capiamo che non solo abbiamo bisogno di bellezza, ma che la meritiamo.
E invece lasciamo che gente meschina ci costruisca attorno case brutte, scatti brutte foto, inventi oggetti brutti, disegni vestiti brutti, ci faccia lavorare in uffici brutti. E sono meschini perché non sanno creare bruttezza anelando alla bellezza, come una tensione creativa vera dovrebbe fare. Non hanno gli occhi per la bellezza, non ne hanno il ricordo da nessuna parte. Sono meschini perché si accontentano di quello che conoscono già, di una miserevole bruttezza.
E non soddisfatti, ce la regalano, pensando che pure noi siamo così meschini da non saper vedere oltre. Sapete una cosa? Tenetevela. Io vado fuori a cercare bellezza. O me ne resto anche in casa, che è orrenda, ma mi sforzo di amarla e curarla come fosse bellissima, e diventa bellissima.
Ecco, voi non amate la bruttezza, per questo non sapete renderla bella. Vi limitate a rappresentarla, specchiandovi dentro, così nella bruttezza riuscite a vedervi belli. Ma la verità è che non non amate nemmeno la bellezza, altrimenti tutto quello che fate sarebbe bellissimo.
lunedì 1 ottobre 2012
Scrivere dello scrivere un curriculum.
Che cos'è necessario?
È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
Wieslawa Szymborska
domenica 30 settembre 2012
Imago Dei
Leggo notizie come questa, e sono certa che Dio Allah JHVH e gli altri dei si vergognano di essere così come li abbiamo immaginati. Potremmo inventarci degli dei migliori, degli dei che non si debbano vergognare di essere come sono.
Potremmo inventare degli dei che non ci assomiglino così tanto.
Potremmo diventare degli uomini veri, che assomigliano al dio (sono il dio) che abbiamo dentro, che rispetto agli dei a cui abbiamo dato un nome, esiste.
Potremmo inventare degli dei che non ci assomiglino così tanto.
Potremmo diventare degli uomini veri, che assomigliano al dio (sono il dio) che abbiamo dentro, che rispetto agli dei a cui abbiamo dato un nome, esiste.
venerdì 28 settembre 2012
Le più varie ispirazioni
Dicevo a Daniela che ho i pensieri annodati talmente stretti e le sensazioni così confuse da non riuscire a scrivere niente di sensato sul blog, e lei mi ha risposto che non era obbligatorio farlo.
Sì, ma a me consola scrivere, replico. E lei: e allora scrivi cose non sensate, tanto è il tuo blog e puoi scrivere quello che ti pare.
Ecco fatto.
Del resto non c'è nessuno da compiacere, nemmeno voi, cari lettori.
Sì, ma a me consola scrivere, replico. E lei: e allora scrivi cose non sensate, tanto è il tuo blog e puoi scrivere quello che ti pare.
Ecco fatto.
Del resto non c'è nessuno da compiacere, nemmeno voi, cari lettori.
Oddio! La banalità
Pensavo oggi mentre tra un rendering e l'altro mi distraevo e fumavo sigarette e facevo l'acrobata, e in generale penso ultimamente mentre sto stretta tra l'esigenza di lavorare per avere dei soldi e lo stare accorta per evitare di farmi stritolare dal sistema che vuole tutta la mia vita e i miei pensieri e vuole rendermi potente per accrescersi lui stesso, pensavo che i momenti felici della vita sono interstiziali.
Sono come un pezzo di mela che ti si infila in mezzo ai denti, ma l'effetto invece che fastidioso è piacevole. Ma in entrambi i casi ti accorgi che qualcosa di strano sta succedendo. O perlomeno ti accorgi che sei viva, sia con la buccia infilata sotto la gengiva, sia quando sei felice.
Come mangiando la mela vuoi solo goderti il frutto, o al massimo la mangi perché t'hanno detto che ti fa bene e quindi segui scrupolosamente ciò che ti dicono, così vivendo con consapevolezza e pienezza e senza pensare, a volte capita che un pezzetto di vita ti renda estremamente felice. Senza scopo né preavviso né intenzione.
L'unica differenza tra i due termini del paragone è che la felicità non devi nemmeno prenderti la briga di rimuoverla con l'unghia. Se ne va da sola. Perché se anche riuscissi a trattenerla, marcirebbe e ti farebbe venire le carie.
Quindi, accorgitene quando c'è, non chiederti come sia finita lì, e non rimpiangerla quando se ne sarà andata. L'unico modo per riaverne è continuare a vivere.
Sono come un pezzo di mela che ti si infila in mezzo ai denti, ma l'effetto invece che fastidioso è piacevole. Ma in entrambi i casi ti accorgi che qualcosa di strano sta succedendo. O perlomeno ti accorgi che sei viva, sia con la buccia infilata sotto la gengiva, sia quando sei felice.
Come mangiando la mela vuoi solo goderti il frutto, o al massimo la mangi perché t'hanno detto che ti fa bene e quindi segui scrupolosamente ciò che ti dicono, così vivendo con consapevolezza e pienezza e senza pensare, a volte capita che un pezzetto di vita ti renda estremamente felice. Senza scopo né preavviso né intenzione.
L'unica differenza tra i due termini del paragone è che la felicità non devi nemmeno prenderti la briga di rimuoverla con l'unghia. Se ne va da sola. Perché se anche riuscissi a trattenerla, marcirebbe e ti farebbe venire le carie.
Quindi, accorgitene quando c'è, non chiederti come sia finita lì, e non rimpiangerla quando se ne sarà andata. L'unico modo per riaverne è continuare a vivere.
lunedì 24 settembre 2012
Stretta alla realtà
Sto convertendo dei file, per poi mettermi a montare un video. Che ho girato un po' così, con la testa ad altre mille cose e a finti problemi e alla paura di non essere capace, mentre tutto andrebbe sempre fatto con piena consapevolezza.
E mi viene in mente, mentre faccio mangiare a Mpeg Streamclip un file dopo l'altro, una cosa successa quest'estate mentre lavoravo in colonia. E ve la voglio raccontare, se la volete leggere.
Durante una passeggiata in montagna, avanzavo con un piccolo gruppo di ragazze che a turno mi raccontavano delle loro famiglie: fratelli sorelle genitori casa età e dettagli quasi degni di un censimento, da cui mi illudevo di ricavare un'immagine accurata delle loro esistenze.
Ma poi una ragazza, sudamericana con forte accento latino, mi dice Io ho due sorelle, mio papà se ne è andato e mia mamma lavora in banca. Io la guardo strano, ma mi recupero velocemente perché mi accorgo di essere una razzista senza via di scampo che crede impossibile che una latina possa lavorare in banca. E lei, stretta nella sua felpa blu elettrico, prosegue: Fa le pulizie alla sera, e le danno sempre qualcosa in più, perché lo fa bene. Quando torna a casa ci dice che lì, in banca, le persone lavorano duro tutto il giorno, e che lei pulisce bene, perché si trovino meglio. Che le persone devono stare bene quando lavorano.
E allora come adesso, mi viene la pelle d'oca. E vorrei stringere questa donna, le sue figlie, e imparare da loro come vivere. E invece so solo raccontarvi questa storia.
E mi viene in mente, mentre faccio mangiare a Mpeg Streamclip un file dopo l'altro, una cosa successa quest'estate mentre lavoravo in colonia. E ve la voglio raccontare, se la volete leggere.
Durante una passeggiata in montagna, avanzavo con un piccolo gruppo di ragazze che a turno mi raccontavano delle loro famiglie: fratelli sorelle genitori casa età e dettagli quasi degni di un censimento, da cui mi illudevo di ricavare un'immagine accurata delle loro esistenze.
Ma poi una ragazza, sudamericana con forte accento latino, mi dice Io ho due sorelle, mio papà se ne è andato e mia mamma lavora in banca. Io la guardo strano, ma mi recupero velocemente perché mi accorgo di essere una razzista senza via di scampo che crede impossibile che una latina possa lavorare in banca. E lei, stretta nella sua felpa blu elettrico, prosegue: Fa le pulizie alla sera, e le danno sempre qualcosa in più, perché lo fa bene. Quando torna a casa ci dice che lì, in banca, le persone lavorano duro tutto il giorno, e che lei pulisce bene, perché si trovino meglio. Che le persone devono stare bene quando lavorano.
E allora come adesso, mi viene la pelle d'oca. E vorrei stringere questa donna, le sue figlie, e imparare da loro come vivere. E invece so solo raccontarvi questa storia.
domenica 23 settembre 2012
Sunday morning ovvero ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ
Ti avverto, chiunque tu sia.
Oh, tu che desideri sondare gli Arcani della Natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi
non potrai trovarlo nemmeno fuori.
Se ignori le meraviglie della tua casa,
come pretendi di trovare altre meraviglie?
In te si trova occulto il Tesoro degli Dei.
Oh, uomo conosci te stesso
e conoscerai l’Universo degli Dei.
Oh, tu che desideri sondare gli Arcani della Natura,
se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi
non potrai trovarlo nemmeno fuori.
Se ignori le meraviglie della tua casa,
come pretendi di trovare altre meraviglie?
In te si trova occulto il Tesoro degli Dei.
Oh, uomo conosci te stesso
e conoscerai l’Universo degli Dei.
sabato 22 settembre 2012
Impazzire di luce
Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
Ma quale consistenza ho io? Dove sono? Nessuno porta girasoli impazziti di luce. Ma si possono far crescere. Tocca farli crescere.
mercoledì 19 settembre 2012
California Gurls, anzi Corvetto Gurls
Ieri ho censurato almeno tre post impregnati di disperazione e sentimento cupo e assoluto di mancanza di senso. Oggi invece un paio di post farciti di rabbia e vendetta, e un altro paio intrisi d'amore e tenerezza e rimpianto.
Cosa dire?
Che a volte nonostante sia consapevole che sia stupido, vorrei vivere nel mondo di questo video, e davvero a volte vivo lì. A volte invece sto nell'inferno di Dante, tutto buio e legge del contrappasso. Che assomiglia un po' a quest'altra canzone. Ma quando esco a riveder le stelle, vado sulle mie nuvole di zucchero filato, e tutto torna apposto.
E posso affrontare il mondo così com'è. Perché alla fine dipende tutto da come guardi le cose, come nelle foto qui sotto. E ciò che conta è farsi del bene, che per me consiste in questo, ormai lo so: drogarmi poco meglio se per nulla, meditare, fare yoga, mangiare e dormire regolarmente, fare le cose che mi piacciono e stare dritta, psicologicamente e fisicamente. Ovvero trovarmi un senso e fare cose, lontana del letto dei pianti e dalle sottomissioni psicologiche.
E solo così posso fare del bene anche agli altri, mica smoccolandomi sulle mie paranoie, che però hanno pure loro dignità di esistere, perché guardandole le scopro e le smonto, e magari mi rivelano punti di vista interessanti.
Alla fine forse il segreto è accettare che Inferno e Candy Paradise possono convivere, nel mondo così com'è.
Ad ogni modo, sempre per il mio compleanno, sono entrati in wish list i coni spara panna montata.
Cosa dire?
Che a volte nonostante sia consapevole che sia stupido, vorrei vivere nel mondo di questo video, e davvero a volte vivo lì. A volte invece sto nell'inferno di Dante, tutto buio e legge del contrappasso. Che assomiglia un po' a quest'altra canzone. Ma quando esco a riveder le stelle, vado sulle mie nuvole di zucchero filato, e tutto torna apposto.
E posso affrontare il mondo così com'è. Perché alla fine dipende tutto da come guardi le cose, come nelle foto qui sotto. E ciò che conta è farsi del bene, che per me consiste in questo, ormai lo so: drogarmi poco meglio se per nulla, meditare, fare yoga, mangiare e dormire regolarmente, fare le cose che mi piacciono e stare dritta, psicologicamente e fisicamente. Ovvero trovarmi un senso e fare cose, lontana del letto dei pianti e dalle sottomissioni psicologiche.
E solo così posso fare del bene anche agli altri, mica smoccolandomi sulle mie paranoie, che però hanno pure loro dignità di esistere, perché guardandole le scopro e le smonto, e magari mi rivelano punti di vista interessanti.
Alla fine forse il segreto è accettare che Inferno e Candy Paradise possono convivere, nel mondo così com'è.
Ad ogni modo, sempre per il mio compleanno, sono entrati in wish list i coni spara panna montata.
Iscriviti a:
Post (Atom)
















