domenica 19 agosto 2012

In fondo al mar ovvero la ricerca del senso può far venire voglia di perdere il senno

Il suono del mio respiro profondo, affaticato ma regolare. Più incantatore della musica delle, inesistenti, sfere celesti.
Il rumore dell'acqua che avvolge gli scogli, e sembra li faccia scopppiettare.
Gli spicchi di luce più intensa sul fondo, incerti ma precisi come le onde in superficie.
I pesci che senza pensare a nulla fanno i pesci.
La memoria lontana di essere stata un girino galleggiante nel respiro di mia madre.
Niente mi rilassa tanto, almeno finché non mi torna in mente la banalità degli esseri umani che mi tocca affrontare una volta emersa. Inclusa la mia banalità. E la noia, stretta parente della banalità, mi fa venire voglia di diventare una sirena che non pensa a nulla e fa la sirena.
Vorrei solo della noia inconsapevole.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Tu, io e circa altri sei miliardi di persone ci muoviamo (con sgraziata approssimazione) a 108000 km/h attorno al Sole (Dio benedica Wikipedia). E' un assaggio di noia inconsapevole. Mica tutti siamo annoiati ed inconsapevoli allo stesso modo. Fino a che punto ti ci vuoi immergere è quello che fa la differenza. Fino alle caviglie? Ai fianchi? Al collo? O vuoi farti sommergere completamente? L'annegamento, la mancanza d'aria, è qualcosa che, senza aggiungere altro, suona già male. Galleggiare va bene, ma poi rompe il cazzo (e mi si rattrappiscono le dita pure). Essere una sirena è un buon compromesso, ma dì addio ai tacchi giallo canarino.

s

misanderstanding ha detto...

i tacchi possono diventare una meravigliosa coda da sirena giallo canarino, se solo mi concentro e mi abbandono alla noia inconsapevole.
ma tanto l'inconsapevolezza mi annoia, tornerò un'umana molto presto.